Langhe-Roero e Monferrato

Patrimonio dell'Unesco

Ce l'ha fatta. E senza patemi. L'area italiana candidata, l'unica del 2014, ha ottenuto dopo un esame-lampo l'iscrizione al Patrimonio dell'Umanità Unesco. I paesaggi vitivinicoli delle Langhe, del Roero e del Monferrato, nel Basso Piemonte, è entrato nella Lista World Heritage. E' il 50mo sito italiano, il che permette al nostro Paese di conservare la leadership nella classifica per nazioni, seppure con la Cina - che ha ridotto le distanze a 3 sole lunghezze, grazie a 2 new entry. L'ingresso è avvenuto letteralmente per acclamazione, con il delegato tedesco primo a complimentarsi con il Piemonte e con l'Italia "campione del mondo" in questa particolare classifica, e il solo delegato croato a chiedere - tra il serio e il faceto - al delegato piemontese una descrizione dei vini. Arrivata la quale (sotto forma di enunciazione delle parole "barolo", "barbera", "spumante"...) la decisione è arrivata a tempo di record, con il sorriso benevolo della chairman (la seduta si svolgeva a Doha, in area musulmama.

"Una eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino"; si legge nella motivazione ufficiale dell'iscrizione -. "I vigneti di Langhe-Roero e Monferrato - si afferma - costituiscono un esempio eccezionale di interazione dell'uomo con il suo ambiente naturale: grazie ad una lunga e costante evoluzione delle tecniche e della conoscenza sulla viticoltura si è realizzato il miglior adattamento possibile dei vitigni alle caratteristiche del suolo e del clima, tanto da diventare un punto di riferimento internazionale. I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato incarnano l'archetipo di paesaggio vitivinicolo europeo per la loro grande qualità estetica".

In un certo qual modo, l'iscrizione - nel patrimonio "culturale" e non in quello "paesaggistico" - è motivata con il legame tra quel territorio, la coltivazione dell'uva e del vino e la stessa storia agroalimentare del nostro Paese, e con la capacità dei suoi abitanti di conservarne l'essenza nel corso dei secoli e dei millenni, fino a rigenerarsi sotto forma della cultura dello slow food. "Un atteso riconoscimento al lavoro di intere generazioni di agricoltori che hanno realizzato nel tempo un territorio unico ed inimitabile di una bellezza straordinaria ma capace anche di esprimere produzioni da primato conosciute ed apprezzate in tutto il mondo - ha non a caso commentato il presidente nazionale della Coldiretti, il piemontese Roberto Moncalvo -. "Un successo per il Piemonte e per l'Italia intera alla vigilia del semestre di presidenza dell'Unione e dell'Expo che potrà contribuire alla ripresa di un Paese in cui - sottolinea Moncalvo - turismo, cultura e alimentazione rappresentano le leve strategiche determinanti per uscire dalla crisi. Si consolida il primato mondiale dell'Italia nel turismo enogastronomico che da solo vale 5 miliardi ed è in continua crescita, ma una spinta determinate viene anche per l'insieme della vacanza "Made in Italy", con un terzo (32,7 per cento) del budget destinato da italiani e stranieri all'acquisto di prodotti alimentari o ai pasti consumati in ristoranti o trattorie".